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mercoledì, maggio 14, 2008

Sogni-Bisogni?

Sto lottando con il mio subconscio, che di notte non mi lascia stare.
Tira fuori le mi paure, le mie emozioni, le mixa con elementi della giornata e mi fa girare e rigirare nel letto.
Ma sembra quasi che a volte sia di nuovo quel meccanismo di autodifesa psicologico: stanotte ho vissuto una sorta di anticipazione di una situazione che mi ha fatto stare male ma allo stesso tempo mi ha dato sollievo al risveglio. Come se fosse un avvertimento: guarda che se non stai attenta, succederà come nel sogno e starai male. Sotterra ogni illusione rimasta, devi tendere all'indifferenza totale:

Amore-->Odio-->Indifferenza

Devo smettere di pensare... Devo distrarmidistrarmidistrarmi...
e lavorarelavorarelavorare, che presto c'è la solita riunione e non voglio fare le nottate...
Anche se adesso ho paura di addormentarmi, ho paura dei miei sogni... che sono in realtà dei bi-sogni...

lunedì, aprile 21, 2008

Appunti di una Psicanalisi#2: Meccanismi di Autodifesa Psicologica

Sono affascinata dalla Natura e da tutti i meccanismi incredibili che ha sviluppato.
Ricordo benissimo in una puntata di Siamo Fatti Così un meccanismo che mi ha colpito tantissimo: la mente in reazione al dolore induce la perdita dei sensi.
Sono meccanismi di autodifesa: quando il dolore diventa troppo elevato, il cervello induce lo svenimento.
Spesso mi sono ritrovata ad avere a che fare con meccanismi simili, più legati alla sfera psicologica che fisica.
Per reagire al dolore interiore quando questo diventa troppo forte, mi scattano ragionamenti che assomigliano molto ad un "meccanismo di autodifesa psicologica": scattano reazioni di rabbia e inca--atura verso la causa del dolore per trovare uno sfogo, oppure di indifferenza stile lavolpe&l'uva ("tanto è acerba...").
Mi accorgo che non è quello che penso davvero davvero, ma mi da un sollievo in quel momento. Lo sfogo nel gridare un "mavaff---" e poi di dire "tanto a me non mi interessa più" (e proprio a-me-non-mi alla faccia della ripetizione!) viene però a scontrarsi con la realtà profonda che ti dice "tanto lo sai che non è vero...". Finchè quest'ultima non diventa: " .. e se invece fosse vero che quella cosa non mi tocca più?".
Ho preso consapevolezza di questo meccanismo in me e cerco di non cascarci. Se anche mi viene rabbia e mi verrebbe da dire basta, so che questo è una autodifesa che maschera la verità più profonda per farmi stare meno male.
Per cui meglio lasciare passare il momento, occuparsi d'altro e non pensarci più.
Se la rabbia persiste, consultare il medico.

giovedì, aprile 17, 2008

Appunti di una psicanalisi#1: Confusione che segue alla razionalizzazione

Dunque: profonda fase riflessiva in questi tempi.
Più tempo per me, per quel che voglio, per quello che sono.
Razionalizzo una cosa, ne vivo la consapevolezza e mi ritrovo ancora più confusa.
Consapevolezza: è una delle mie parole chiave.
Il giorno che ho preso consapevolezza della consapevolezza è stato un giorno illuminante.
Ci sono certi meccanismi nella conoscenza, nella ragione, nella perlustrazione introspettiva che quando scattano è come se ti portassero al livello superiore. La consapevolezza mi fa questo effetto. Essere consapevole vuol dire dare un inquadramento alle cose, sistemarle in uno schema più ampio, capirle fino in fondo e saperle riconoscere. Lo studio è stato uno dei primi campi in cui ho applicato la consapevolezza: ci sono cose che studiavo e sapevo benissimo. Ora non le so più. Perchè? Non è solo perchè alcune cose le studiavo a memoria. Magari le avevo capite benissimo, ma non ne avevo mai preso la consapevolezza. Non le avevo mai inquadrate, non le avevo mai posizionate nel giusto scomparto, non le avevo legate alle altre: insomma non avevo fatto il salto di qualità.
Bene, ora man mano che approfondisco i pensieri su di me ne divento pian piano consapevole. E' come se anzichè vivere le cose per come accadono, iniziassi a inquadrarle, a collegarle tra loro, a capirle e a saperle riconoscere. Ci sono cose di me che una volte capite e metabolizzate, riesco a riconoscere quando si presentano. Una volta no, quando sei più giovane non puoi avere tutta questa consapevolezza perchè ti manca lo schema, il disegno globale che sta dietro a tutto ciò che sei, che fai e che pensi. E lo schema lo si scopre con l'esperienza. Quante volte ripensando a un fatto del passato se ne capisce il significato! Perchè con il senno di poi riesci a capirne i legami e il ruolo nel disegno più grande.
Detto ciò sulla consapevolezza, succede che quando capisci una cosa di te, ne diventi appunto consapevole, e quando si ripresenta quella cosa sai già darle un senso. O meglio, sai interpretarla, sai da cosa può derivare. Il problema è che tale consapevolezza può portare più confusione e maggiore lotta interiore. Capire da dove derivano certi pensieri e certe sensazioni può comunque non aiutare a capire dove si sta andando.
Quando qualcosa poi viene interpretata in due modi diversi.. qual è quello giusto? Manca forse un ulteriore processo di astrazione che unisce i due aspetti in uno di livello superiore?
Ma può la ragione e il pensiero cogliere tutto?
Può governare le sensazioni e le emozioni? Esiste una ragione del cuore? Ha senso razionalizzare tutto o meglio lasciar perdere che tanto ci sarà sempre qualcosa che sfugge?
Bhò, confusioni generalizzate, frutto di sole 4 ore di sonno...

Mi piace pensare.
Mi son fatta dei gran film.
Avere due ore di macchina da sola ogni giorno è bellissimo.
E' un momento tutto mio dedicato alla riflessione.
Scelta accurata del cd da ascoltare - fondamentale! - e poi via.
Tra i pensieri più ricorrenti c'è la morte - ci penso ogni giorno, anche perchè passo sempre davanti a quel posto che me ne ha reso consapevole. Ma magari approfondirò un'altra volta.
Un altro pensieri di questi tempi: chi è la manu?
E' la catechista o quella che si ubriaca? E' quella che si fa in 4 per gli amici o quella a cui scoccia apparecchiare la tavola? E' quella che ascolta Tiziano Ferro o Serj Tankian? E' quella a cui piace attirare l'attenzione o quella timida con chi non conosce? E' quella che non sopporta il razzismo o quella che quando c'è un magrebino si controlla la borsa? E' quella che va allo stadio o quella che non sa nemmeno più chi allena l'Italia? E' quella forte o quella che piange per nulla? E' quella va a messa o quella che contesta la Chiesa? E' quella che idealizza una vita in cui siamo tutti uguali o quella che non rinuncerebbe mai alla proprietà privata? E' quella che non da importanza all'aspetto fisico o quella che si guarda in tutte le vetrine per capire se si piace o no? E' quella che va a metano per l'ambiente o quella che guida alla shumi? Quella tranquilla in ufficio o quella che grida "ca--o!" quando non riceve bene una palla facile? Quella che guarda i film di Vanzina o quella che guarda "Into the Wild"?
Non mi sembro coerente.
Eppure io sono tutte queste manu qua.
Posso forse essere accusata di non essere me stessa in uno qualsiasi di questi momenti?
Non mi sembra giusto. Non mi sento falsa: al limite incoerente, ma non falsa.
Uno, nessuno, centomila.